GIOIOSA GUARDIA( da GIOIOSA MAREA - Storia Note Immagini, Comune di Gioiosa Marea, 1980.

L’antica Gioiosa sorgeva su di una vetta a pianoro, a 800 metri sul livello del mare, che consente di  abbracciare nell'arco visuale di 360 °: di fronte, le isole di Vulcano e Lipari, i dorsi a crinali delle cime ventose delle altre Isole Eolie; poi, su entrambi i lati del fronte costiero, sin’oltre Capo d’Orlando (a sinistra) e Capo Milazzo (a destra); alle spalle, i Monti Nebrodi e l’Etna. E questa vetta sulla costa gaia del messinese, che domina sin’oltre il versante Nord-Occidentale dell’Isola, dovette avere per certo rilevanza strategica nel quadro degli avvenimenti del periodo greco-romano ed altresì nei precedenti periodi storici. Ma di certo non è il caso, bensì la storia che permane nella tradizione, se a questo proposito si riporta l’aggiunta in «vulgare» al più antico nome latino: «Joiusa Guardia» o «Gioiosa Guardia»..L’accesso ai ruderi odierni si rende ancor oggi meno che agevole per la stradella, in parte asfaltata, e che impenna ad un tratto in ripida china, facilmente difendibile in caso d’attacco. E ciò induce ad avvalorare l’ipotesi dell’oppidum, di un posto di osservazione, che favorì nel tempo gli insediamenti d’intorno, intensivi e tanto più necessari per le popolazioni della costa, in seguito ai continui e ben noti saccheggi dei pirati; nonostante la costa, per il clima ancora più mite, per la natura del terreno e l’abbondante presenza dell’acqua, garantisse più facili condizioni di vita.
A Gioiosa Guardia l’inesistenza di risorse idriche non doveva certo rendere agevoli le condizioni di vita, dipendendo, per il vitale elemento, dall’andamento pluviale, come dimostrano le cisterne interrate, vicino a quelle che furono case.
L’irradiarsi dei ruderi intorno alla fortificazione, oggi in gran parte diruta e composta dai resti di una torre e di un muraglione, pare confermare l’ipotesi e la tendenza di una struttura urbanistica che, in epoca successiva, poi si ripeterà intorno alle Chiese con la nascita delle odierne Contrade a corolla di Gioiosa Marea.

Il disegno urbanistico dell’antica Città, eguale a quello riportato di pari nell’odierna Gioiosa Marea, evidenzia la suddivisione in quattro quartieri: S. Nicolò, Madonna delle Grazie, Catena, San GiovanniBattista.
Le vie strette, certamente con pavimentazione al naturale, rispecchiano il carattere della popolazione quasi esclusivamente dedita ai campi ed ai piccoli opifici artigianali per la produzione dei beni di consumo locali. Infatti, non sembra che, per la sfavorevole posizione e nonostante le tre strade di comunicazione con l’entroterra, Gioiosa Guardia fosse un centro di commerci.
La divisione in quattro quartieri si diramava su di un asse viario, piuttosto largo per i tempi, che attraversava l’antica Città per sboccare su una piazzetta circolare, dove si presume potesse ubicarsi il castello di Vinciguerra.Tre strade collegavano il paese con l’entroterra: « Scaletta » in direzione di Marina di Patti; « Mali Passi » verso Randazzo; la « Strada Regia » di Calavà, che portava all’omonimo Capo Calavà, dove sorgeva una Torre.
Una più approfondita osservazione del tessuto urbanistico consente di rilevare l’esistenza, come abbiamo detto, di cisterne interrate e no, di varia grandezza e costruzione in prossimità delle preesistenti abitazioni, di quello che fu il Convento dei Frati Minori, dove tuttora esiste una cisterna edificata ad arcate, ed accanto alla Chiesa del Giardino; ma soprattutto consente di rilevare il costante collegamento fra sistemi e materiali costruttivi che si ritrova in taluni più antichi edifici della odierna Gioiosa Marea.

Il metodo di costruzione è caratterizzato dall’uso di pietre e di calce frammista ad una particolare sabbia di cava, in gergo chiamata « ripiddu », per l’innalzamento dei muri maestri, mentre per l’elevazione dei tetti erano impiegate travi in legno e tegole.

La presenza di frammenti di coccio e di laterizi mischiati fra le pietre emergenti con l’impasto conglomeratizio dalle rovine, induce alla considerazione che Gioiosa Guardia sia stata edificata in buona parte su costruzioni preesistenti. Questo dato, peraltro, si evince dall’osservazione dei ruderi della Zona Nord-Ovest dell’antica Città, che certamente fu ricostruita tutta nello stesso periodo.L’impasto dei frammenti di laterizi ed in particolare il ritrovamento di coccio smaltato permette di datare la costruzione al tardo Medioevo (sec. XV-XVI), in considerazione del fatto che la tecnica d’impasto e dello smalto del coccio rinvenuto non può che risalire a detta epoca.+

L’Amministrazione civica di Gioiosa Guardia risulta, dai documenti storici, affidata ai Giudici che con il Sindaco costituivano la rappresentanza sovrana, ma, con « a latere » e compiti propri nella qualità, prima di due e poi di tre Giurati eletti dal Vescovo di Patti.Le decisioni della Pubblica Amministrazione venivano prese in sede di Pubblico Consiglio della Città nei giorni di festa e con l’intervento dei cittadini. Ma il diritto di voto sulle decisioni spettava al Capitano della Città, ai Giurati nonché ai Consulenti nominati a vita. Però le deliberazioni assumevano il crisma della legittimità e potevano applicarsi dopo l’approvazione formale del Viceré e del Tribunale del Real Patrimonio. Tuttavia, spettava poi al Visore Regio il compito di controllare la spesa della Civica Amministrazione e, rilevandosi inesattezze o disavanzi, di obbligare i Giudici al risarcimento.Il Sindaco, eletto dal Pubblico Consiglio, rimaneva in carica tre anni. Ma i suoi compiti erano limitati al controllo ed alla difesa degli interessi della Civica Amministrazione, quale procuratore naturale e senza tuttavia aver alcun potere sui Giurati che assolvevano le proprie funzioni sotto la diretta sorveglianza del Visore Regio. Le funzioni di Sindaco, insomma, restavano alquanto delimitate e non esorbitavano, in nessun- caso, da quelle di un patrocinatore dei pubblici funzionari, di consigliere morale e di procuratore del popolo e pur sempre sotto il profilo delle pure istanze generali.

La decadenza e soprattutto l’abbandono di Gioiosa Guardia venne a determinarsi in seguito a reiterate calamità naturali verificatesi fra la seconda metà del Sec. XVII e la prima metà del Sec. XVIII.
Il 5 febbraio 1783 l’antica Città fu gravemente distrutta da un terremoto di notevole intensità, che era il quarto in appena mezzo secolo. Mentre l’anno successivo, il 1784, grandi invasioni di cavallette distrussero il raccolto, provocando una grave e penosa carestia.
La popolazione, di certo, provata da dolorose perdite, esausta ed atterrita dai frequenti fenomeni sismici che presumibilmente sconvolsero la costituzione geomorfologica del territorio in conseguenza di smottamenti e di frane, alla fine decise, per consiglio dei più anziani e dei rappresentanti più evoluti della Civica Amministrazione, di ricostruire Gioiosa sulla costa. Però, l’esodo dalla antica Gioiosa Guardia si verificò nell’arco di vent’anni e fra non poche resistenze da parte di autorità preposte e di cittadini. E forse questo fatto, incontestato, potrebbe spiegare la ricostruzione della Zona Nord-Ovest dell’antica Città, come atto di speranza e di sentimentale legame con le proprie origini e la terra natia.